Luce e Buio

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Sento e Sogno
Utente: fenicesulmare
Nome: fenice sul mare

Sono solo quello che Sento



Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

(Fernando Pessoa)


i sogni [a volte] parlano








Odi et Amo
Odio
Poco..
ma talmente
intensamente
da averne paura
Amo
Tanto..
e talmente
intensamente
che ne ho paura


Parole e pensieri

rAccolti
I desideri che salvano
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare. Oceano Mare Alessandro Baricco

Nel buio
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Sentire oltre la luce oscura della ragione
nel buio luminoso dell'anima
e nello splendore della capacità di sognare.
lunedì, 23 marzo 2009
Fondo-del-mare



Tecnica mista 60x80


la luce

la pace

la vita




Perchà bisogna sempre
arrivare in fondo
senza lasciare
niente
a metà

 

Scritto da: fenicesulmare alle 22:02 | Per : dipinti, colori, passaggi
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sabato, 21 marzo 2009
Tela bianca [mare a metà]



Aspetta,
immobile
la tela violata
dal gesso
bianco
più bianco della tela stessa

gettato sopra e poi
sparso con le mani
a cerchi
a    l i n e e
a cerchi ancora

colori spremuti
da una mano
e mischiati
da un' altra
rosso,
                         arancio
                                                     giallo
                                            [che bello questo giallo]
               azzurro del cielo
verde ?
[non voglio il verde]
eppure salta fuori lo stesso
dagli altri

sopra gli altri..

e ancora spremere
         blu, blu oltre-mare
                                [basterebbe il nome...]

[torneranno fuori questi, vedrai che effetto]
ma..

c
o
l
a
n
o


verso [la] terra
tutti i colori

si mischiano [insieme]
ancora di più

la mano li riprende
[era meglio prima, però]
[ma tanto poi, sopra, ci va il mare..]

il mare che             a   s   p     e     t     t    a
di nascere
sulla tela
apoggiata
nei giorni
di primavera






Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. 
La spiaggia. E il mare. 
Potrebbe essere la perfezione immagine per occhi divini mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata.
A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di 
un uomo e di un cavalletto da pittore
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile.
Sul cavalletto, una tela.

(Alessandro Baricco, Oceano Mare)


Scritto da: fenicesulmare alle 12:03 | Per : colori, giocare, passaggi
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giovedì, 12 marzo 2009
Non sia MAI [my only red light]




Il rosso che salva





Non sia mai ch'io ponga impedimenti

all'unione di due anime fedeli, amore non è amore

se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l'altro s'allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso

che sovrasta la tempesta e non vacilla mai.

E' la stella che guida ogni barca,

il cui valore è sconosciuto, benchè nota la distanza.


Amore non è soggetto al tempo, pur se rosee labbra

e gote dovran cadere sotto la sua curva lama,

Amore non muta in poche ore o settimane

ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è un errore e mi sarà provato,

io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.


W.Shakespeare - "Sonetto 116"





In balia del nulla



Scritto da: fenicesulmare alle 02:21 | Per :
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giovedì, 05 marzo 2009
Convers-azione 2






Quando
Galileo, osservando le oscillazioni del pendolo, fece la grande scoperta, per prima cosa andò a dar la notizia al Granduca.

"Eccellenza,"gli disse "ho scoperto che il mondo si muove".

"Ma davvero?" fece il Granduca, meravigliato e anche un po' allarmato. "E come l'avete scoperto?"

"Col pendolo".

"Accidenti! Colpendolo con che cosa?"

"Come, con che cosa? Col pendolo, e basta. Non c'era nient'altro, quand' ho fatto la scoperta".

"Ho capito. Ma colpendolo con che cosa? Con un oggetto contundente? Con un'arma? Con la mano?"

"Col pendolo, soltanto col pendolo."


"Benedetto uomo, ho capito. Avete scoperto che il mondo si muove colpendolo. Cioè, che si muove quando lo si colpisce. Bisogna vedere con che cosa lo si colpisce."

"Non potete averlo colpito con niente. E ci vuole un bell' aggeggio per colpire il mondo in modo da farlo muovere."


Il grande astronomo e matematico si mise a ridere di cuore.

"Eccellenza", disse "ma voi credete che "col pendolo" vada legato con "si muove". No. Va legato con "ho scoperto". Col pendolo ho scoperto che il mondo si muove. L' ho scoperto col pendolo".


"Colpendo il mondo. Ho capito".


"Ma no. Col pendolo. Col pendolo!"


"Ma colpendo chi, allora? E con che?"

" Ma non colpendolo. Col pendolo!"


"Che modo di ragionare! Non colpendolo, ma colpendolo!"


Insomma, dovette scriverglielo su un pezzo di carta. E dire che avrebbe chiarito tutto se avesse detto:
"Con il pendolo".


"Galileo" di Achille Campanile, da "vite degli uomini illustri".



Questo tipo di convers-azione si ritrova soprattutto in ufficio... :-)



Scritto da: fenicesulmare alle 01:16 | Per :
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